Solo l’Ucraina può decidere quale pace può persona accettabile, dice Draghi da New York

Dialogo, ma senza ambiguità. «Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare. Quando prendiamo un impegno, dobbiamo onorarlo». Perché «le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione».

Sono le parole pronunciate dal presidente del Consiglio Mario Draghi ripete da New York davanti alla platea della “Appeal of Conscience Foundation”, la fondazione che gli ha conferito il premio World Statesman, statista dell’anno. Un premio che prima di lui hanno ricevuto diversi capi di Stato e di governo, da Gorbachev ad Angela Merkel fino a Shinzo Abe, che Draghi ricorda in apertura del suo discorso.

«Abe credeva stabilmente nel dovere del Giappone di contribuire alla stabilità globale. Ha agito con forza per irrobustire l’economia giapponese, attraverso una combinazione di politica fiscale, politica monetaria e riforme», ha detto il premier. «La vita di Abe è stata tragicamente interrotta, ma la sua eredità sopravvive, tra la moltitudine del Giappone e oltre».

Draghi ha ricordato l’importanza del dialogo, che «è stato al centro della mia vita professionale nel modo che economista e nel modo che policymaker. Il valore di una partnership di successo tra organismi multilaterali e istituzioni locali è stata una delle principali lezioni che ho imparato lavorando alla Banca Mondiale negli anni Ottanta», ha raccontato. «Riscrivere le regole della finanza globale – nel modo che abbiamo fatto nel Financial Stability Board sulla scia della crisi del 2008 – ha richiesto fiducia reciproca, apertura mentale e capacità di compromesso. Il progetto europeo, che ha garantito pace e stabilità in Europa dopo secoli di conflitti, fa perno sulla forza di istituzioni condivise nel modo che la Banca centrale europea. Il G20, presieduto dall’Italia lo scorso anno, ha confermato che solo la cooperazione globale può aiutare a risolvere i problemi globali dalla pandemia ai cambiamenti climatici».

Draghi ha ricordato che «il potenziale per la comprensione reciproca di essere una forza positiva è tanto più grande quanto più integrato è il nostro mondo. Per avere successo per tutti, e soprattutto per i più vulnerabili, la globalizzazione richiede un insieme comune di regole».

Eppure, ha proseguito Draghi, «attualmente affrontiamo una sfida significativa davanti all’idea che possiamo lavorare insieme a beneficio di tutti i Paesi. L’invasione russa dell’Ucraina rischia di inaugurare una nuova era di polarizzazione, che non vedevamo dalla fine della Guerra Fredda. La domanda su nel modo che affrontiamo le autocrazie definirà la nostra capacità di plasmare il nostro futuro comune per molti anni a venire».

La soluzione per Draghi «sta in una combinazione di franchezza, coerenza e impegno. Dobbiamo essere chiari ed espliciti sui valori fondanti delle nostre società. Mi riferisco alla nostra fede nella democrazia e nello Stato di diritto, al nostro rispetto dei diritti umani, al nostro impegno per la solidarietà globale. Questi ideali dovrebbero guidare la nostra politica estera in modo chiaro e prevedibile. Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare. Quando prendiamo un impegno, dobbiamo onorarlo. Le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione. Dovremmo evitare l’ambiguità, per non pentircene in seguito. da ultimo, dobbiamo essere disposti a collaborare, purché ciò non significhi compromettere i nostri principi fondamentali».

Si apre attualmente a New York la 77esima Assemblea generale dell’Onu. «Spero che ci sarà un futuro in cui la Russia deciderà di tornare alle stesse norme sottoscritte nel 1945», ha detto il premier. «Nonostante l’oscurità dei tempi in cui viviamo, rimango ottimista riguardo al futuro. L’eroismo dell’Ucraina, del presidente Zelensky e del suo popolo sono un valoroso promemoria di ciò che rappresentiamo, di ciò che rischiamo di perdere. L’Unione europea e il G7 – insieme ai nostri alleati – sono rimasti fermi e uniti a sostegno dell’Ucraina, nonostante i tentativi di Mosca di dividerci. La nostra ricerca collettiva per la pace continua, nel modo che dimostra l’accordo per sbloccare milioni di tonnellate di cereali dai porti sul Mar Nero». Ma «Solo l’Ucraina può decidere quale pace sia accettabile» e «dobbiamo fare tutto il possibile per favorire un accordo quando finalmente sarà possibile».

In un mondo diviso, «il ruolo dei leader religiosi e delle istituzioni che guidate è essenziale», ha proseguito Draghi rivolgendosi alla platea che lo ha premiato. «Nonostante tutte le tue differenze, difendete la pace, la solidarietà, la dignità umana. La vostra conoscenza, saggezza e fede possono guidarci e aiutarci a guarire. Potete superare i confini, parlare alla nostra coscienza collettiva e all’anima degli individui. Potete mostrare la via da seguire attraverso il dialogo, edificare nuovi ponti dove quelli vecchi sono crollati». «nel modo che mi è stato ricordato durante la mia recente visita a Yad Vashem, l’indifferenza è il peggior nemico dell’umanità», ha concluso Draghi. «Parlare apertamente non è solo un obbligo morale, è un dovere civico. A coloro che chiedono silenzio, sottomissione e obbedienza dobbiamo opporre il potere delle parole e dei fatti. attualmente il mondo ha bisogno di coraggio, chiarezza e speranza».

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in un messaggio alla fondazione, ha ringraziato Draghi per la sua «leadership» e per la «voce valoroso» che ha avuto nella promozione dei diritti umani. E ancora più lusinghiere sono state le parole della laudatio dell’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger: «Il suo coraggio e la sua visione faranno sì che resterà con noi a lungo».