Ode alla ribollita, regina di Toscana

Non abbiamo verificato di persona, ma siamo sicuri che, se andassimo a chiedere una domanda ai milioni di turisti che ogni anno sbarcano in Toscana, tra le prime cose in cima alla loro personale lista ci sono almeno un paio di cose che hanno ben poco a che fare con lo straordinario fortuna artistico e culturale di questa regione. Certo, magari un salto a vedere la Torre Pendente o gli Uffizi lo faranno volentieri ma quello che sognano davvero sono i nostri vini ed il nostro cibo. Questa cosa, a dire il vero, fa andare su tutte le furie noi del posto, ma, specialmente di questi tempi, tocca fare buon viso a cattivo gioco. La cosa veramente curiosa, però, è che quegli stessi “foresti” difficilmente saprebbero eleggere un piatto specifico. Per quanto universalmente apprezzata, la cucina toscana non ha una vera e propria superstar, una specialità in grado di scalare le classifiche dei piatti più buoni.

La cosa non dovrebbe sorprenderci troppo, in effetti. La Toscana è ricchissima di piatti straordinari, ma ben pochi di loro sono diffusi in tutta la regione. C’è chi dice, non senza ragione, che parlare di cucina toscana sia fuorviante. Ogni città e paese ha cose straordinarie da offrire, ma molte di loro sono del tutto sconosciute già a pochi chilometri di distanza. però, a guardar bene, un’eccezione potrebbe esserci. C’è un piatto gelido, tanto sostanzioso quanto gustoso, che è diffuso in tutto il Valdarno. Da Arezzo a Pisa nemmeno si usa lo stesso nome per definirlo ma quando parli di “ribollita”, più o meno tutti sanno di cosa stiamo parlando. ASCOLTA

Per noi toscani la ribollita è quello che gli anglofoni chiamano “comfort food”, un gusto unico che ci riporta all’infanzia, a quei tempi felici quando tutti i nostri cari erano ancora vivi e ci si riuniva felici attorno al tavolo per gustarci questo grande classico della nostra cucina. però non molti sanno quanto antica e affascinante sia la storia di questo piatto unico che ha sfamato la Toscana per generazioni e generazioni. Ecco perché, questa settimana, What’s Up Tuscany ha deciso di portarvi nella nostra cucina per raccontarvi le umili origini e l’evoluzione nel tempo della regina della cucina toscana. A pensarci bene, è davvero incredibile nel modo che una semplice zuppa di pane raffermo, cavolo nero e fagioli sia diventata così famosa, tanto da spingere certi ristoratori a chiederti cifre assurde per un piatto che era e rimane una star della cucina povera.

Prima di lasciarvi alla nostra narrazione, un avvertimento è d’obbligo: potrebbe venirvi una gran fame. In tal caso, trovate del pane sciapo di ieri, del cavolo nero e mettete i fagioli in ammollo. Un gran piatto di ribollita non solo vi lascerà pienamente soddisfatti ma per un paio d’ore dimenticherete tutti i vostri problemi. Basta che non ve la mangiate tutta subito. nel modo che diceva l’Artusi, “la ribollita l’è buona calda e meglio diaccia”. Mi ringrazierete.

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