Nudi, infreddoliti e parecchio promiscui. Un viaggio di immagini nei letti del Medioevo

Vento, neve, vestiti pesanti, camini che tirano poco, l’incubo delle malattie. qualunque immagine, o quasi, che ci arrivi da certi secoli del Medioevo trasmette la sensazione del freddo. Grava sull’epoca come un gigantesco inverno, che permea qualunque narrazione. L’unico vero rifugio dell’uomo, per sfuggire alla morsa del gelo? Infilarsi fra le coltri, abbandonarsi tra spesse coperte, chiudendosi attorno spesse cortine. qualunque pena terrena può essere abbandonata solo raggiungendo il luogo più agognato e riparato: il letto.

Larghi e da ricchi, stretti e miseri per i poveri, i tanti giacigli del Medioevo diventano, proprio per questo, l’oggetto dell’indagine, iconografica e di fonti, di Chiara Frugoni, ora pubblicata postuma da il Mulino: A letto nel Medioevo (pagg. 166, euro 22). Elegantemente accompagnati da tantissime miniature e dipinti, scorrono davanti al lettore un’infinità di giacigli che raccontano, dal luogo più intimo, lo scorrere della vita. Così si sfatano moltissimi luoghi comuni dell’età di mezzo, partendo da dove non si guarda mai, anzi da dove, per guardare, curiosi, bisogna scostare una cortina.

Cominciamo dalla pudicizia: non fa rima con la sopravvivenza, nei secoli bui. Accatastati gli uni sugli altri, i poveri condividono pagliericci, lenzuola e coperte in qualunque circostanza. Raramente poi si dorme vestiti, meglio appendere tutti gli abiti a un bastone, perché chi si porterebbe le pulci direttamente nel letto? Tramezzi e cortine forniscono parziali ripari alla promiscuità che, però, diventa materia per tutti gli autori medievali attenti al quotidiano, a partire dal Boccaccio. In qualunque novella in déshabillé che si rispetti, come in quella di Pinuccio e della Nicolosa nel Decameron, il buio dà il via a qualsiasi tipo di equivoco erotico.

L’autrice però non si muove solo inseguendo il filo rosso dei sensi che porta dritto dritto verso le stufe, luoghi che, con le loro delizie (come le lenzuola pulite), nel Medioevo si collocavano a metà tra la sauna e il bordello. Analizza tutte le tipologie e gli usi di un oggetto che nel minimale arredamento dell’epoca finiva per essere il centro di qualunque attività. Nel letto si mangia, si riceve, persino, a volte, si amministra regalmente la giustizia. Il letto manifesta con chiarezza il rango delle persone, il quantitativo di denaro che può spendere il bottegaio e il pellegrino per procurarsene uno decente in locande affollate. Ma sono sempre soldi ben spesi. Attraversando strade in cui nessuno può andare, farsi chiudere una porta sul grugno a volte è una condanna a morte, ecco perché anche un pagliericcio costa caro.

Grato è invece il marito che si vede preparare il migliore dei giacigli dalla propria moglie, come suggerisce Le Ménagier de Paris – scritto tra il 1392 e il 1394 – e che Frugoni sfrutta ampiamente a inizio volume. In un’epoca che conosce anche molta violenza domestica, però, i buoni consigli dell’autore francese vanno di pari passo con brutte fini nel alcova. Un versante della vicenda che la storica recentemente declino non poteva ignorare. Le lenzuola si insanguinano facilmente, come nella novella di Tancredi e Ghismonda, dai piaceri dell’amore al farsi strappare il cuore, il passo è breve. In questa concentrata e divertita sciarada di boudoir non poteva mancare il versante oscuro e pieno di tentazioni demoniache, o concepimenti demoniaci come quello di Merlino. Attenzione però, questo, alla fine è il Medioevo che più il lettore si aspetta, quello più indagato. Nel colto florilegio di immagini del volume e, nel testo, ciò che più stupisce è la modernità e la leggerezza che si aggira fra le camere da letto. Elementi d’arredo, piccoli lussi e piccoli vizi. La vitalità di uomini e donne che hanno trascorso molta della loro esistenza in letti addossati al camino è ciò che più colpisce. La tentazione passa dal letto parecchio meno della redenzione da una vita faticosa, dove la seduzione è dormire al caldo.

A qualunque immagine miniata si finisce per provare quasi una certa tenerezza verso vite raccontate da una prospettiva distesa, quasi dal buco della serratura. Torri e manieri vengono scoperchiati, o viene fatta sparire la quarta parete per guardare dentro. al giorno d’oggi come al giorno d’oggi questa prospettiva è forse scontata, resa pleonastica dal nostro vojeurismo continuo. Ritrovarla nei pittori medievali, invece, è meraviglioso. Ritrovarla in novelle e racconti e cantari e leggende, altrettanto. Ecco perché l’agile lavoro della Frugoni è prezioso senza essere pedante.

Certo, siamo ovviamente lontani dalla completezza dei suoi saggi accademici, più ponderosi, ma questo lascito della studiosa declino lo scorso aprile è un piccolo gioiello, una miniatura di miniature, come una torre sul mare diroccata che, al suo interno, conservi ancora, intatta, la camera da letto di Lancillotto e Ginevra.