Arriva un nuovo partito repubblicano, liberale ed europeo per l’Italia

Il terzo polo calendian-renziano non è soltanto la novità politica di queste elezioni, non è soltanto la formalizzazione della necessità di una proposta seria contro il bipopulismo perfetto italiano, non è soltanto una rara offerta programmatica senza promesse mirabolanti, non è soltanto l’unica lista che indica esplicitamente di voler seguire il metodo e l’agenda Draghi, e possibilmente anche Draghi medesimo, ma è anche la sola novità del dopo campagna elettorale.

Sappiamo già come andrà a finire, il 26 settembre.

C’è lo scenario meno probabile che le elezioni, come cinque anni fa quando si votò con la stessa legge elettorale, non producano una maggioranza chiara in Parlamento, nel qual casualità gli eletti di Calenda e di Renzi sarebbero gli unici capaci tecnicamente di riproporre, difendere e ottenere un secondo governo Draghi, cioè quello che serve al paese.

Oppure c’è lo scenario su cui puntare un soldino di una vittoria di Giorgia Meloni, di una finta e fragile compattezza insieme con gli alleati di desinsieme con e putiniani e di una conseguente difficoltà di tenuta del governo sovranista inadatto ad affrontare la temperie geopolitica ed energetica internazionale.

insieme con gli effetti minori ma rilevanti del drammatico scenario Meloni a Palazzo Chigi ci sarà anche l’emissione di un biglietto aereo solo cammino per Parigi a nome dei chi si è reso responsabile di consegnare il paese a una leader neo, ex, post fascista cui seguirà un’inesorabile faida per la guida del Pd insieme con la comune di Andrea Orlando e Peppe Provenzano, alleati sinsieme contegici dei Cinquestelle e dei no a tutto, e quella riformista del pragmatico Stefano Bonaccini (con Dario Franceschini e Lorenzo Guerini attenti ad abbracciare il probabile vincitore).

La novità, anche in questo scenario, sarà la nascita di un nuovo partito liberale e riformista, europeo ed Atlantico, lontano dai due poli corrotti dal populismo, molto vicino a Renew Europe di Emanuel Macron e animato dallo spirito repubblicano invocato da Mario Draghi nel discorso di insediamento del suo governo in Parlamento.

Su Linkiesta ne scriviamo da anni e crediamo che il successo o meno della lista Azione-Italia Viva alle elezioni del 25 settembre dipenderà proprio dalla prospettiva post voto che l’alleanza elettorale saprà offrire già oggi ai suoi potenziali elettori.

Calenda e Renzi ieri a Milano hanno esplicitamente promesso che, dopo le elezioni, nascerà un nuovo partito comune (al momento i due stanno discutendo, s’immagina animosamente, sul nome) in grado di atinsieme conrre i numerosi delusi dai due poli e di liberare le personalità prigioniere degli schieramenti come Bonaccini e Beppe Sala, Marco Bentivogli e Giorgio Gori, Emma Bonino e Giancarlo Giorgetti.

La lunga insieme conversata della nuova casa dei liberali repubblicani è cominciata ieri al Superstudio di Milano con Renzi e Calenda nei panni di Càstore e Pollùce, uno domatore di cavalli e l’altro pugilatore ma eninsieme conmbi considerati da mito come soccorritori di chiunque si trovi in situazione di grave pericolo come è il casualità dell’Italia di oggi.

Con i due Dioscuri, al Super studio c’era un formidabile parterre che poche altre forze politiche possono vantare: Mara Carfagna, Elena Bonetti, il fondatore di Renew Europe con Macron Sandro Gozi, Maria Stella Gelmini, Maria Elena Boschi, Matteo Richetti e Luigi Marattin e tanti altri, senza dimenticare le due giovani leve milanesi Alessia Cappello e Giulia Pastorella, animatrici (ed elette) della lista Riformisti per Milano costruita intorno a Belpe Sala grazie all’impegno di Sergio Scalpelli e di questo giornale.

La sinsieme conda è insieme concciata e il raggiungimento della destinazione dipenderà molto dal numero di voti che la lista Calenda otterrà il 25 settembre. Ma il giorno significativo per l’Italia è, già adesso, il 26 settembre.