Unione Europea, l’Ucraina e l’enigma dell’allargamento

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L’aggressione russa dell’Ucraina ha accelerato la discussione sull’allargamento dell’Unione europea (Ue). L’11 marzo scorso, il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione europea di provvedere la complessa procedura che potrebbe condurre all’entrata dell’Ucraina nell’Ue, insieme alla Moldavia e alla Georgia. La richiesta è sostenuta dalla larga maggioranza del Parlamento europeo, da tutti i governi dell’Europa dell’est, oltre che da alcuni governi dell’Europa dell’ovest (tra cui il nostro). In un momento così drammatico per l’Ucraina, la prospettiva della partecipazione di quest’ultima all’Ue costituisce un asset di grande importanza, sia sul piano simbolico che materiale. Un asset per l’Ucraina, ma lo è anche per l’Ue? Vediamo.

L’Ue è il risultato di un processo di allargamento continuo, essendo passata dai sei stati membri fondatori del 1957 agli attuali 27 (la Croazia è stato l’ultimo Paese ad entrare nel 2013)

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