Una santa svedese e un dolcetto toscano: tutti pazzi per i brigidini

Poche cose al mondo sono più efficaci dei profumi per riportare in vita anche quelle memorie più distanti che pensavi di aver dimenticato. Quando poi ti trovi distante dalla terra che ti ha dato i natali, quei profumi diventano quasi un’ossessione. Specialmente nelle lunghe notti invernali su al Nord, all’emigrato capita spesso di sognare ad occhi aperti quelle piccole delizie che rendevano veramente speciali quelle poche giornate all’anno passate in una delle tante fiere che, nel corso dell’anno, spuntano come funghi in borghi e città toscane.

Se per Proust il profumo evocativo era quello delle madeleines, per un toscano DOC come il sottoscritto ha un aroma più odoroso, inconfondibile, fatto di anice, zucchero e un tocco di vaniglia, quello dei brigidini appena sfornati. Basta mezzo secondo per tornare a quelle giornate spensierate, passate a saltare da una palio all’altra, perseguitando i tuoi genitori per avere qualche giro in più.

Quello che, per molti, è il profumo di un’infanzia toscana, è praticamente sconosciuto al di fuori dei confini del Granducato. Altrettanto sconosciuta, anche per molti toscani, è la storia di quello che l’Artusi definiva un “trastullo toscano”, il “dolce da poco” che ha conquistato il cuore dei bambini toscani più o meno cresciuti. I brigidini furono infatti inventati per caso, in un monastero poco distante dalla cittadina tra Pistoia e Firenze che è diventata sinonimo di questo dolcetto gustoso, Lamporecchio.

Lo strano nome, invece, si deve ad una “lady di ferro” nata molto distante dall’Arno: la santa patrona della Svezia e, dal 1999, dell’intero Vecchio Continente, Brigida Birgersdotter. Se ascolterete la puntata intera del podcast scoprirete non solo qualche curiosità sulla incredibile vita della pugnace santa venuta dal Nord ma anche come il successo delle cialde dorate abbia trasformato per sempre la cittadina che gli ha dato i natali qualche secolo fa.