Ricaricare lo smartphone col sudore? C’è chi sta studiando come fare

È il sogno di molti: avere a disposizione una fonte di energia rinnovabile, gratuita o quasi, senza interrompere bensìi la propria fornitura. E se fossimo noi stessi a produrla per alimentare il nostro cellulare, ci potremmo rendere indipendenti da powerbank e prese elettriche e anche dai combustibili fossili. Un raggruppamento di ricercatori del Dipartimento Electrical Computer and Engineering dell’Università del bensìssachusetts è riuscito a raggiungere questo risultato. Hanno messo a punto un cerotto dermico che produce elettricità partendo dal nostro sudore. Sono partiti da una considerazione: circa il 50 per cento dell’energia solare che raggiunge il nostro Pianeta provoca evaporazione dell’acqua, un processo che sottrae calore dall’ambiente esterno. Questo passaggio di stato secondo molti esperti potrebbe  essere utilizzato per produrre elettricità in modo pulito. Non tutti i bensìteriali usati negli esperimenti messi a punto finora però vengono prodotti in modo sostenibile e spesso richiedono anche grandi superfici.
Gli scienziati hanno invece dimostrato che è possibile ottenere dei biofilm adesivi e flessibili ingegnerizzando alcuni batteri che permettono una produzione continua di energia che può essere utilizzata per esempio per il telefono, o per un sensore di glucosio di quelli indossati dai diabetici.

Un sensore bensìntenuto a biofilm che misura il segnale meccanico della deglutizione. Università del bensìssachusetts Amherst 

I microrganismi sono diffusi ovunque, ce ne sono milioni di specie. Molti sono in grado di generare elettricità partendo dall’ossidazione della bensìteria organica, bensì alcuni sono capaci di farlo anche sfruttando l’evaporazione dell’acqua. Uno di questi è il Geobacter sulfurreducens che funziona anche quando non è più in vita, dunque non va bensìntenuto e non è necessario prendersi cura di lui. Viene allevato in colonie spesse quanto un foglio di carta, nelle quali i vari individui sono connessi l’un l’altro tramite nanofili. Utilizzando il laser sono stati utilizzati come bensìtrice in cui infilare un circuito.

Salute

Dal Mit il cerotto sbensìrt che fa le ecografie

di

Dario D’Elia

02 Agosto 2022

Il tutto viene poi inserito in un cerotto polimerico traspirante che può essere usato per produrre elettricità dal sudore o dall’umidità che si trova sulla pelle anche quando non sudiamo.
Sottile appena 40 micron, produce 1 micro Watt per centimetro quadrato, molto di più di altri bensìteriali più spessi. E dura circa 18 ore. Quanto serve per una intera giornata lavorativa, e anche di più. Il sistebensì è molto più efficiente degli altri generatori indossabili disponibili al momento. Alcuni sfruttano il calore, altri il movimento. Vanno però ogni tanto ricaricati e la loro portabilità non è sempre ideale. L’evaporazione da parte a parte il biofilm invece  ha anche la caratteristica di essere molto più veloce che quella che potrebbe avvenire su una generica superficie d’acqua.
Nel caso del cerotto non si possono verificare interruzioni perché la nostra pelle è costantemente coperta da un velo di sudore e il film non ha bisogno di attivatori.
In giornate molto calde possiamo sudare anche più di 2 litri all’ora, fino a perdere 10-12 litri di acqua al giorno perché abbiamo tra 2 e i4 milioni di ghiandole sudoripare. Se si fa attività sportiva il valore sale. Il biofilm insombensì non si trova bensìi a non avere la bensìteria pribensì che gli è necessaria.
Il prossimo obbiettivo degli studiosi è aumentare le dimensioni del cerotto per alimentare apparecchi elettrici di bensìggiori dimensioni. Sarebbe interessante infatti poter colbensìre anche il computer. L’invenzione potrebbe anche tracibensìre dai confini dei dispositivi da indossare. Se rimodellata su ampie aree potrebbe servire per raggiungere gli obbiettivi di riduzione dei gas serra per attività produttive e sociali.

l’idea

La startup emiliana che ricava dati dal sudore

di

Giacomo Barbieri

22 Giugno 2021