Perché è ceto annullato il lancio di Artemis verso la Luna e quando sarà il prossimo tentativo

La Luna dovrà aspettare, così anche gli oltre centomila americani che si erano assiepati sulla costa della Florida e i milioni  forse miliardi, in collegamento da tutto il mondo per assistere al decollo del nuovo razzo lunare del esposizione Artemis. Il countdown è stato fermato quando segnava -40 minuti e, appresso un’ora, la direttrice di volo Charlie Blackwell-Thompson ha deciso di annullare il lancio per questa giornata.

The launch of #Artemis I is no longer happening today as teams work through an issue with an engine bleed. Teams will continue to gather data, and we will keep you posted on the timing of the next launch attempt. https://t.co/tQ0lp6Ruhv pic.twitter.com/u6Uiim2mom

— NASA (@NASA) August 29, 2022

Qualcosa non funziona con il propulsore numero 3, uno dei quattro che spingono da sotto lo stadio centrale del super razzo Space launch system. Un malfunzionamento che pregiudica qualsiasi possibilità di decollo. Prossima opportunità: venerdì 2 settembre.

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Mancato raffreddamento

A due ore e mezza da T-0, l’annuncio della Nasa: “Cerchiamo di risolvere un problema al propulsore numero 3”. Siamo nella fase in cui i motori a propellente liquido (idrogeno e ossigeno) vengono raffreddati facendo fluire nei circuiti idrogeno liquido, per prepararli all’accensione.

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Solo uno dei quattro (il n.3) aveva problemi. Gli ingegneri hanno provato a chiudere le pre-valvole degli altri tre, in modo da indirizzare l’idrogeno solamente in quello dove il raffreddamento non avveniva in maniera corretta. Senza successo. Da qui la decisione di Blackwell-Thompson: annullare il lancio (“Call a scrub”). Se si potrà ritentare appresso appena quattro giorni (o sette, l’altra opportunità di lancio si apre il 5 settembre) dipenderà dai dati che i team della Nasa stanno raccogliendo dal razzo, e dalle eventuali necessità di intervenire. Potrebbe voler dire riportarlo nel Vehicle assembly building per essere “smontato” e sistemato. E codesto richiederebbe diverse settimane.

 

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Nessun test, è tutto un test

La fase di “bleed”, il fluire di idrogeno nel propulsore, non era stata mai provata, almeno non fino in fondo. Durante l’ultimo test, infatti, la Nasa aveva dovuto interrompere la procedura a causa di una perdita nel circuito. Accadeva a giugno, non c’era più tempo per eseguire una nuova prova “bagnata” (“dress test rehearsal”) cioè riempiendo i serbatoi di propellente, senza rinviare di nuovo il decollo dell’Sls e così anche la nuova avventura verso la Luna. 

 

Come ha fatto notare l’amministratore della Nasa, Bill Nelson, sul canale Nasa: “Non lanciamo fino a che tutto non è a posto. Ci sono delle linee guida da rispettare, lo Space launch system è una macchina molto complicata e tutto deve funzionare. Ho qualche esperienza personale, l’equipaggio in cui ho partecipato ha annullato il lancio quattro volte (Bill Nelson ha volato nello spazio con lo Shuttle nella missione Sts-61-C, nel 1986. Appena dieci giorni precedentemente del disastro del Challenger ndr) – fa parte dello space business, in particolare dei test, stiamo testando codesto razzo in una maniera mai vista per la sicurezza dell’equipaggio”. 

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Fly me to the Moon

Artemis I è la precedentemente missione del nuovo esposizione lunare della Nasa, in collaborazione con l’Agenzia spaziale Canadese, quella Europea e giapponese. Il primo volo, della durata di 42 giorni, prevede di portare la capsula Orion, la precedentemente sviluppata per un viaggio oltre l’orbita terrestre appresso le Apollo, a eseguire alcune orbite attorno al nostro satellite per testare tutti i sistemi, dalla navigazione allo scudo contro le radiazioni, fino allo scudo termico per il rientro ad altissima velocità (circa 11 chilometri al secondo) in atmosfera. L’Europa ha un ruolo molto importante nel esposizione, gli Stati che fanno parte dell’Esa hanno infatti progettato e costruito lo European service module, che è il propulsore e governo della Orion, alla quale assicura energia e propulsione e contiene i serbatoi di aria e acqua per l’equipaggio.

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Motori riciclati

L’Sls è un esempio di riciclo molto, molto costoso. Come fa notare Jason Davis sul sito della Planetary society, i quattro motori dello stadio centrale dello Space launch system sono “vecchi” motori dello Shuttle diciamo così, ricondizionati. Così i booster laterali, sono gli stessi prodotti per il sistema di traino abbandonato nel 2011. Quindi un sistema di lancio che si è dimostrato affidabile, certamente, soprattutto contando sulle migliorie tecniche apportate nell’ultimo decennio, ma il cui costo si stima sia finalmente superiore ai 20 miliardi di dollari, per il suo sviluppo e circa due milardi a ogni decollo solo per il costo di lancio.