Musk vuole i nomi di chi a Twitter ha insiemetato gli account falsi. E si insiemefronta insieme un italiano

Elon Musk vuole che Twitter riveli i nomi dei dipendenti responsabili del calcolo della percentuale di utenti del sito di social media che sono account bot e spam. Lo hanno riferito a Bloomberg alcune persone vicine all’imprenditore, da alcune settimane impegnate in un’aspra battaglia legale con il sociel network dopo aver annunciato di voler cassare l’accordo siglato lo scorso aprile per rifornirsi il 100% della società per 44 miliardi di dollari.

La questione dei bot è il motivo principale che ha portato Musk a fare un passo indietro. Ieri il numero uno di Tesla ha venduto 7 miliardi di azioni della propria società per prepararsi alla possibile acquisizione di Twitter che, se non dovesse essere resa obbligatoria dal tribunale del Delaware chiamato a decidere sul caso, potrà ririfornirsi.

Twitter ha fatto causa a Musk per costringerlo a finalizzare l’accordo. Il processo comincerà il 17 ottobre. Entrambe le parti hanno emesso mandati di comparizione a banche e consulenti per raccogliere prove. In una lettera depositata martedì, gli avvocati di Musk hanno chiesto al giudice che supervisiona il caso di obbligare Twitter a consegnare i nomi dei dipendenti in modo che il team di difesa possa interrogarli, ha detto la fonte.

Il personaggio

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Arcangelo Rociola

15 Luglio 2022

Il fronte fake account: il calcolo di Musk, e un possibile errore

Sul fronte della questione fake account è in prima linea un data scientist italiano, Andrea Stroppa, che qualche giorno fa ha condiviso su Twitter un’analisi in cui ha dichiarato che chi segue Musk nel calcolo degli account falsi utilizza Botometer, uno strumento di indagine degli account sul social che dimostrerebbe come gli account falsi possano essere tra il 10 e il 14 percento, due o tre volte di più rispetto al 5 percento dichiarato dalla società fondata da Jack Dorsey. Stroppa ha ricevuto più volte pubblicamente il plauso, talvolta il supporto di Elon Musk alle proprie analisi.

Andrea Stroppa, l’hacker buono che potrebbe salvare Musk

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Pier Luca Santoro

11 Agosto 2022

Stroppa non risulta essere uno dei consulenti di Musk. Ma è evidente che supporti le sue tesi: “Per anni la maggior parte dei ricercatori ha affermato che le stime di Twitter sullo spam e sugli account falsi erano imprecise. A nessuno sembrava importare. Ora Musk ha aperto il vaso di Pandora”, ha scritto sul suo profilo, sostenendo che la società ha dato “risposte vaghe” a Musk e accusandola di aver “dato un set di dati falso”, già “ripulito da account malevoli”. Musk anche in questo caso ha supportato il suo ragionamento. “Buona sintesi”, ha scritto l’imprenditore in risposta a Stroppa, per in seguito aggiungere che se Twitter dimostrerà la bontà del proprio calcolo sugli account falsi, “l’accordo procederà nelle condizioni originali”, altrimenti, “non se ne farà nulla”.

Botometer può sbagliare? Una tesi

Ma c’è chi dubita della bontà degli strumenti di analisi dei bot usati da Stroppa e dai data scientist di Musk. In un post sul suo blog Matteo Flora, amministratore delegato di The Fool e esperto di reputazione online, ritiene che sebbene Botometer “rimanga uno strumento incredibile per individuare gli account potenzialmente automatizzati, e sebbene possa essere incredibilmente preciso, il margine di errore, anche in condizioni idilliache, è troppo alto per essere utilizzato nelle stime econometriche. E può portare a gravi errori di calcolo”.

L’analisi

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di

Pier Luigi Pisa

27 Luglio 2022

Cosa questo può comportare? “La avanzo tra il 5% calcolato da Twitter e il 12-15% dichiarato da Stroppa potrebbe semplicemente rientrare nel margine di errore dell’algoritmo utilizzato, che non mantiene un punteggio di esattezza del 100%”. Quindi l’analisi potrebbe essere falsata da alcune falle dello strumento di ricerca.

Ma c’è di più, aggiunge Flora: “I bot on sono account falsi. La classificazione di spam/fake account è di per sé tanto difficile, perché si potrebbe gestire un account completamente automatizzato senza che sia spam (ad esempio, ticker automatizzati, feed rss, o anche servizi automatizzati come Whale Alerts). Le stime dei ricercatori di Botometer sulla popolazione di bot variano tra il 9% e il 15%, ma dovrebbe essere ormai chiaro che queste cifre non rappresentano lo spam, ma solo bot”, che non vuol dire necessariamente account falsi.

Comunque vada, al tribunale del Delaware non spetta un compito facile.