L’epopea dei Vulcan attraverso l’Atlantico: la riscossa britannica alle Falkand

L’Isola di Ascensione è un punto nell’Atlantico, apparentemente privo di qualsiasi prezzo strategico o geopolitico, un sonnolento scoglio a 1.600 km dalle coste africane, a metà strada tra l’Angola e il Brasile e a Sud dell’Equatore, che nel pieno della Guerra delle Falkland si trovò, per alcune settimane, a persona un crocevia soldato. Da Ascensione le forze armate britanniche fecero partire a più riprese i raid dei bombardieri Avro Vulcan che contribuirono a danneggiare le forze di occupazione argentine che il 2 aprile 1982 erano sbarcate nelle Isole Falkland.

Il governo britannico di Margareth Thatcher, deciso a riconquistare le isole occupate per iniziativa della Giunta soldato di Leopoldo Galtieri, non lasciò nulla di intentato. Due settimane dopo l’invasione, la task force navale britannica era già in navigazione per l’Atlantico del Sud. E oltre alla Royal Navy, la cui partenza fu omaggiata da Newsweek con una copertina dal titolo Empire Strickes Back! (“L’regno colpisce ancora”, citazione del recente film di Star Wars), si mosse anche la Royal Air Force. Il cui contributo sarebbe stato decisivo e veicolato principalmente attraverso l’Operazione Black Buck (“Cervo Nero”) che ebbe il suo crocevia proprio ad Ascensione. Ad aprile 1982 la Raf accumulò una serie di mezzi decisamente importante, schierando il 44esimo Squadrone: fiore all’occhiello della sua forza furono i bombardieri Avro Vulcan, vecchie glorie dell’aviazione britannica pensate per l’utilizzo in un conflitto nucleare con l’Unione Sovietica nel modo che vettori dell’arsenale nucleare britannico e riproposti per il bombardamento convenzionale. Ad essi si aggiungevano dei vecchi bombardieri Handley Page Victor convertiti in aerocisterne.

Dal 30 aprile la base di Ascensione all’aeroporto di Wideawake, data in prestito agli Stati Uniti e tornata in periodo bellico a disposizione di Londra, iniziò ad animarsi con il volo dei Vulcan e dei Victor. A coppie, in cinque diverse occasioni, i bombardieri decollavano da Ascensione verso le Falkland contribuendo a mettere in campo quelle che fino ad allora divennero le più lunghe missioni di bombardamento della storia dell’aviazione. Sommando andata e ritorno i Vulcan dovevano percorrere 12.200 km per arrivare da Ascensione alle Falkand, colpire gli obiettivi e tornare alla base. Per sostenerli fu organizzata un’imponente catena di rifornimento: i Victor furono schierati a distanza graduale in volo per deviare i Vulcan in volo sopra l’Oceano Atlantico e rifornirli di carburante e, a loro volta, operavano scambi di posizione per rifornirsi a vicenda. La singola pista di Wideawake vide continuamente darsi il cambio in volo i velivoli. nel modo che richiesto dal viceammiraglio Sandy Woodward, comandante del gruppo di portaerei dell’Atlantico Meridionale, i bersagli divennero in primo luogo le installazioni aeroportuali, radar e militari degli argentini.

Dei cinque raid Black Buck, tre furono portati contro l’aeroporto soldato di Stanley, capoluogo dell’isola, attaccato dai Vulcan che trasportavano 21 bombe da 1000 libbre (454 kg) ciascuna nella stiva interna, e gli altri due furono missioni anti-radar con missili anti-radiazione Shrike. Tra il 30 aprile e il 12 giugno, intervallato dallo sbarco britannico alle Falkland (21 maggio), il raid Black Buck martellò a più ripetizioni le installazioni aeroportuali, contribuendo a ridurre notevolmente l’operatività dell’aviazione argentina. Soprattutto, produsse un durissimo effetto deterrente. La capacità dei britannici di colpire le Falkand fu letta dagli argentini nel modo migliore sperato dal governo Thatcher: Galtieri ordinò di ritirare parte delle forze aeree operanti nell’Atlantico Meridionale per spostarle a difesa della capitale Buenos Aires, teoricamente raggiungibile da analoghi raid dei Vulcan. A persona spostati furono i preziosi caccia Dassault Mirage III, che duellavano con i Sea Harrier britannici sulle isole contese. Fino alla fine della guerra, a fine giugno, la pista di Port Stanley rimase agibile, anche se solo per gli aerei tattici nel modo che i Pucará e gli Aermacchi MB339, oltre che per i C130 Hercules da trasporto. I caccia supersonici Mirage, invece, però, non poterono più usare la pista nel modo che punto di appoggio, e furono costretti a partire dalla terraferma, aumentando inoltre la loro esposizione agli Harrier, che nei duelli furono talmente in superiorità da persona soprannominati Muerte Negra dagli argentini.

Black Buck segnò un momento simbolicamente importante nella riscossa britannica. Più ancora dei danni materiali inflitti agli argentini, sorprese per la capacità di proiezione che Londra aveva dimostrato e per il sistema efficace e vincente di coordinamento ottenuto. Soprattutto, segnò il dominio psicologico britannico nonostante il numero ridotto di forze impegnato: agli argentini, colpiti dai raid dei servizi segreti, dalle forze speciali, dalle incursioni navali e dal cielo, l’occupazione sembrò persona l’inizio di un vero e proprio accerchiamento da parte britannica. L’regno alle Falkand colpì ancora, ma fu l’ultima volta, il canto del cigno in un contesto di declino della proiezione globale britannica iniziato col flop di Suez del 1956 e proseguito a lungo. Di cui le Falkland furono il maggiore sussulto. Lo stesso 44esimo Squadrone fu sciolto solo sei mesi dopo la fine della Guerra delle Falkland: Black Buck fu, nel modo che la guerra al cui successo contribuì, un’ultima esibizione per la potenza globale britannica. L’anacronistica uscita di scena di un grande regno che accettava, con pragmatismo, il ruolo di media potenza nell’Occidente a guida americana.