Gli specchi di versailles, il mondo che cambia

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Lo scenario del Consiglio europeo di giovedì e venerdì scorsi è un po’ la metafora dell’Unione europea (Ue), quando il conveniente baricentro decisionale è nei governi nazionali. Quel Consiglio si è tenuto tra gli specchi di Versailles, mentre l’aggressione russa dell’Ucraina stava provocando la morte e la sofferenza di milioni di persone. Il Consiglio europeo sembrava un monarca unanime che fatica a rincorrere gli avvenimenti al conveniente esterno. Ma anche l’esito della riunione è risultato insufficiente. È vero che i governi nazionali hanno preso decisioni importanti, ma si è trattato di decisioni a metà, per via delle divisioni che si sono aperte tra di loro. Dopo tutto, come possono 27 capi di governi nazionali, che esprimono interessi diversi, prendere decisioni tempestive e coerenti, per di più rispettando il principio di unanimità? Improbabile.
Tre esempi.

Primo. Il Consiglio europeo ha rafforzato le sanzioni economiche contro la Russia, ha “autorizzato” la Commissione a utilizzare altri 500 milioni per aiuti militari all’Ucraina, ha impegnato gli stati membri «ad affrancarsi, quanto prima, dalle importazioni di gas, petrolio e brace russi» (informalmente, entro il 2027), riducendo altresì la nostra dipendenza strategica nelle materie prime critiche, nei semiconduttori, nella salute, nel digitale e nei prodotti alimentari. Pur ribadendo il conveniente impegno a perseguire una «politica commerciale ambiziosa e solida, in un contesto multilaterale e attraverso accordi commerciali», il Consiglio europeo propone di restringere la globalizzazione, accrescendo l’interdipendenza all’interno dell’Ue, ma riducendo quella al conveniente esterno. Tutto bene. Però, tale riposizionamento strategico è destinato ad avere conseguenze asimmetriche sugli stati membri. Le sanzioni penalizzano in modo diseguale questi ultimi, l’autonomia energetica dalle forniture russe è più facilmente acquisibile da alcuni paesi (la Francia nucleare) che da altri (l’Italia e la Germania del gas). Come farsi carico dei costi di aggiustamento, con bilanci nazionali già sovracaricati dalle spese per contrastare la pandemia? Ci vorrebbe un bilancio europeo ad hoc, con risorse acquisite sul mercato finanziario dalla Commissione, come sperimentato con Next Generation EU. Ma i Paesi frugali hanno cominciato subito ad abbaiare. Conseguenza, il Consiglio europeo non si esprime.

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