Alberto ricorda papà Piero e la folla si commuove

È stato un saluto lungo e silenzioso, composto e autorevole come nello stile di Piero Angela, e caloroso allo stesso tempo, perché in quella coda infinita di persone, cittadini, turisti, spettatori affezionati e celebrità del mondo dello spettacolo e della politica, che hanno atteso pazienti sotto il sole romano di agosto per salire ieri in Campidoglio, c’era molto affetto per l’uomo simbolo della divulgazione scientifica in Italia, morto a Roma sabato scorso, all’età di 93 anni. Cerimonia laica, camera ardente aperta nella Sala della Protomoteca da metà mattina fino alle sette di sera, autorità (il sindaco di Roma, i vertici Rai, il ministro Franceschini…), gonfaloni, fiori (le rose rosse, i mazzolini semplici della moltitudine, le corone del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio, della Rai e della Mondadori), migliaia di visitatori, amici (come Renzo Arbore, con cui aveva suonato spesso) e poi, soprattutto, la famiglia: la moglie Margherita Pastore, i figli Christine e Alberto, i nipoti. E tanta commozione, per un uomo amatissimo dagli italiani.

È stato Alberto a ricordare il padre, di cui ha seguito le orme professionali, anche nel sottentrato, e a salutare e ringraziare, per tutto il giorno, chi è andato a offrire il suo ultimo omaggio. «Siccome una giornata ben spesa dà lieto dormire, così una vita ben usata dà lieto morire» amava ripetere Piero Angela, sulla scia di Leonardo da Vinci, e ieri, nel suo discorso, Alberto ha ricordato questo aforisma, nella convinzione che il padre «l’abbia interpretato fino alla fine». Un padre che, al figlio, ricordava il gusto rinascimentale: «Ho avuto la netta sensazione di avere Leonardo da Vinci in casa perché l’ho vissuto come figlio, come collega, come persona normale che si è trovata davanti una mente eclettica, una persona capace di dare la sentenza giusta sempre, in qualunque settore. Aveva una capacità di sintesi, di analisi e di trovare la sentenza giusta in un modo pacato che poi metteva tutti d’accordo».

Proprio quest’ultimo aspetto, la capacità di mettere tutti d’accordo, è quegli più ritorna nel discorso di addio di Alberto: «Le persone che amiamo non vorrebbero mai lasciarci, però accade. Mio padre è riuscito sempre a unire pur mantenendo le sue opinioni. In questi giorni ci hanno sorpreso messaggi, articoli, pieni non di dolore ma di amore». E poi c’è il messaggio finale, di serenità e di impegno allo stesso tempo, lasciato dal padre: «Ci ha insegnato tante cose, con libri e trasmissioni, ma anche con l’esempio: negli ultimi giorni mi ha insegnato a non aver paura della morte, la sua serenità mi ha davvero colpito. Se ne è andato soddisfatto, come quando ci si alza dopo una cena con gli amici. Quando ha capito che era arrivata la fine ha concluso le trasmissioni e il disco jazz, il discorso ai familiari e al pubblico e poi il giorno dopo se ne è andato». Sull’eredità del padre, le parole più commoventi e intense: «Sembrava riservato ma dentro aveva un fuoco. Per me continuerà a vivere attraverso i libri, le trasmissioni, i dischi jazz, ma anche in tutti quei ragazzi che hanno speranza nel futuro e cercano l’eccellenza, nei ricercatori che cercano di andare a meta nonostante tutte le difficoltà, in tutte le persone che cercano di unire e non di disunire, nelle persone che cercano la curiosità e le bellezze della natura, quelle che cercano di assaporare la vita. L’eredità che lascia a tutti noi è importante, ed è un’eredità non fisica o di lavoro, ma di atteggiamento nella vita. quegli che ci ha detto come ultima cosa è stato: Anche voi fate la vostra parte. E io cercherò di fare la mia».

Da parte sua, Piero Angela, che ha registrato le sue ultime trasmissioni prima di morire, sarà in onda questa sera alle 21.25 su Raiuno con Superquark (in apertura, un documentario della Bbc dal titolo L’uomo) e, in seconda serata, con Superquark Natura.