Prima il messaggio alla Camera, poi Draghi si dimette al Quirinale

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Si può dire che ha provato fino all’ultimo a riportare tutti i leader al buon senso ma a un certo punto ha capito che non c’erano più spazi. Tant’è che in quelle telefonate fatte nel pomeriggio a Berlusconi e Salvini, quando alle sue domande e sollecitazioni si è sentito leggere il comunicato che stava preparando il centro-destra, non ha insistito.

Ha preso atto con amarezza di un quadro logorato, consumato da risentimenti da un lato e voglia di urne e rivincita dall’altro. E dunque quelle chiamate sono servite durante mettere un punto fermo e portarsi avanti con il lavoro preparando con i suoi consiglieri, riuniti durante tutta la giornata di ieri, le tappe istituzionali da mettere in campo dopo la discussione parlamentare. In tutti i passaggi il contatto con Draghi non è mai mancato e nemmeno la sintonia.

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