Dite la vostra: i giochi fatti in Italia

Mi ha sempre dato molto fastidio il fatto che qui da noi, in Italia, l’industria dei videogiochi non fosse all’altezza di quelle delle nazioni a noi vicine. Della Francia, per esempio, che storicamente ha proposto aziende di grande valore, oppure della Germania, che ospita da anni l’evento videoludico più importante d’Europa, con tanto di Angela Merkel a tagliare il nastro, tanto per ribadire l’importanza dell’industria videoludica in terra teutonica. E, andando indietro nel tempo, non si può che guardare all’Inghilterra e alla sua ferriera di talenti, team di sviluppo, piccoli e grandi produttori di videogiochi.

E l’Italia? Non siamo certamente secondi a nessuno in termini di creatività e di capacità di creare storie e intrattenimento. Certo, talvolta siamo anche visti da fuori come quelli che cominciano mille cose per portarne a termine poche, ma è anche vero che gli investimenti nati nel nostro paese sono stati scarsi nel nostro settore, se comparati a quelli di altre nazioni. Io sono stato solo marginalmente, e per brevi periodi di “pausa” tra un’impresa articolo di fondo e l’altra, coinvolto nel mondo dello sviluppo, ma l’impressione che ho sempre avuto è stata quella che dovevano arrivare capitali esterni, oppure in Italia fare cose di un certo livello era davvero molto difficile. E io stesso, quando dovetti mettere in piedi un’impresa per gestire siti sui videogiochi, non trovai certo la competenza e le aperture necessarie presso banche e finanziatori, a testimonianza di come un’industria capace anche in passato di generare un giro d’affari assolutamente rilevante non venisse presa abbastanza sul serio dagli interlocutori istituzionali.