Prezzo alle stelle della soia e moratoria del debito: l’Argentina tira il fiato?

Nel mezzo dell’inverno pandemico australe, arriva una buona notizia per le disastrate finanze del governo di Buenos Aires alla prese con una devastante recessione: il Paris Club, élite dei creditori internazionali ha concesso una proroga di circa 9 mesi al pagamento di 2,4 miliardi di $ di debito estero (cfr. Figura 1). D’altronde il governo argentino aveva dichiarato di non avere i mezzi per procedere al pagamento, che era già scaduto ed era entrato nel periodo di “grazia” di 60 giorni prima del default ufficiale. Entro il marzo 2022 il governo dovrebbe versare una rata di circa 400 milioni, mentre per i restanti 2 miliardi si avvierebbe un processo di ristrutturazione più radicale.

LA DECOMPOSIZIONE DEL DEBITO ARGENTINO VERSO IL PARIS CLUB IN TERMINI DI NAZIONALITÀ DEI CREDITORI

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Questo trattamento più che favorevole avverrebbe alla condizione del raggiungimento di un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) riguardo i 46 miliardi di $ di aiuti già erogati nell’ambito dello Stand-by Agreement (SBA) del 2018, un programma di aggiustamento strutturale oramai completamente fallito e che il governo Fernandez ha cancellato all’avvio della crisi pandemica nel marzo 2020.

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Il rimborso del debito estero argentino: una miccia pronta a scattare da marzo 2022

Questi fondi sono stati sostanzialmente bruciati dalla banca centrale argentina (BCRA) con l’avallo del FMI, in un’inutile difesa del peso sui mercati valutari. Ora Buenos Aires dovrebbe rimborsare 7 miliardi entro il 2021, mentre nel 2022 gli esborsi salirebbero esponenzialmente a 22,8 miliardi; il FMI potrebbe dunque trovarsi costretto a concedere una ristrutturazione del proprio credito. La posizione del FMI è ancora più spinosa se si considera che in questo frangente di profonda recessione (il PIL si è contratto del 10% nel 2020) risulterebbe impossibile accompagnare la ristrutturazione ad un classico programma di austerity. Anzi diventerebbe lecito contestare la stessa necessità di un qualsiasi programma di aggiustamento.

IL FMI sarebbe comunque propenso a sospendere i pagamenti almeno fino alle prossime elezioni di novembre 2021. La data di marzo 2022 individuata dal Paris Club non è casuale. Se si guarda alla struttura a termine del debito pubblico argentino nei prossimi 18 mesi (cfr. Figura 2), si nota come la maggioranza dei rimborsi in valuta estera (30 miliardi di $, barre gialle) prenda slancio proprio a partire dal secondo trimestre 2022, mentre fino ad allora prevalgono i rimborsi in valuta nazionale (barre rosso scuro) che Buenos Aires può gestire attraverso la creazione di base monetaria.

LA STRUTTURA A TERMINE DEL DEBITO GOVERNATIVO ARGENTINO NEI PROSSIMI 18 MESI DECOMPOSTA PER VALUTA DI EMISSIONE

Dati in miliardi di dollari. (Fonte: Ministero dell’Economia Argentina)

La Figura 3 offre una diversa prospettiva della struttura a termine del debito, distinguendo per tipologia di strumento. Si nota chiaramente come la situazione cambi drasticamente a partire da marzo 2022: fino ad allora il governo è chiamato a gestire, insieme al debito verso il FMI (barre rosse), prevalentemente rimborsi verso la banca centrale ed altre istituzioni pubbliche (barre blu), residui di vecchie emissioni (barre celesti) ed una limitata quota di obbligazioni denominate in valuta nazionale (stimabili attraverso l’analisi combinata delle Figure 2 e 3).