Pierdante Piccioni, storia vera Doc Nelle tue mani/ “Ero convinto di essere nel 2001”

Pierdante Piccioni, protagonista reale della fiction Doc Nelle tue mani, ebbe un malore mentre guidava sulla tangenziale di Pavia il 31 maggio 2013. Fino ad allora la sua vita era quella di un normale medico di Lodi, anche abbastanza affermato, quando all’improvviso tutto è cambiato. Quell’incidente, infatti, gli provocò un trauma con annessa amnesia riguardante i suoi ultimi 12 anni di vita. La sua storia si trova in un libro, Meno dodici, pubblicato da Mondadori qualche anno fa. La trama della serie si basa proprio sulla trama del libro, in cui Piccione parla nel dettaglio di ciò che gli è successo. A cominciare dal risveglio: “Mi chiesero che giorno fosse, e io risposi: ‘Ma è ovvio, è il 25 ottobre 2001’”. E invece era il 2013. (agg. di Rossella Pastore)

Non è fantascienza, ma la storia vera di Pierdante Piccioni…

Si è svegliato 12 anni nel futuro. Non è fantascienza, ma la storia vera di Pierdante Piccioni, il medico originario di Grontardo (Cremona) che con la sua vicenda legata a un’amnesia ha ispirato la sceneggiatura di Doc – Nelle tue mani. Oggi Piccioni ha 61 anni e ha in parte riacquistato, attraverso le foto e i racconti di amici e familiari, la memoria dei suoi ultimi 12 anni di vita, completamente rimossa a causa di un trauma dovuto a un incidente stradale. Era il 2013, e Pierdante percorreva la tangenziale di Pavia quando all’improvviso ha avuto un malore ed è uscito di strada. Dopo sei ore di coma, al suo risveglio, ‘Doc’ era convinto di trovarsi nel passato, precisamente nel 2001, quando ancora lavorava a Crema e suo figlio Tommaso aveva appena compiuto otto anni.

Pierdante Piccioni: “I miei figli come degli estranei”

“Quando mi hanno spiegato dove mi trovavo e cosa mi era capitato, ho chiesto di avvisare l’Ospedale di Crema: ‘Oggi sono in servizio, se non mi vedono arrivare saranno preoccupati’. Con mia grande sorpresa mi dissero che non lavoravo più lì già da diversi anni”, ha raccontato Pierdante Piccioni in un’intervista a Repubblica datata 16 febbraio 2016. Quanto ai suoi figli, invece, Pierdante non provò nessuna emozione nel rivederli: per quanto lo riguardava, quei due ventenni erano degli estranei. Alla ricerca del tempo, della vita perduta, Piccioni ha iniziato a fare anche cose all’apparenza insensate, come andare ogni mattina davanti alla scuola dei suoi (ex) bambini. La speranza non era tanto di rivederli piccoli, quanto piuttosto quella di riuscire a risvegliare in lui tutto ciò che era stato inghiottito dal buco nero della memoria.

Lo speciale ‘potere’ di Pierdante Piccioni

La sua ricerca è collegata a un concetto filosofico: “Era una specie di omaggio al concetto di anamnesi di Platone, secondo il quale percepire ciò che abbiamo intorno, anche le cose nuove, non è altro che ricordare, ridestare quanto già abbiamo nella nostra anima. Un principio filosofico e poetico, non certo scientifico, ma in quel momento era tutto ciò che avevo per consolarmi”. Non proprio tutto, in realtà: al suo risveglio, infatti, Pierdante Piccioni ha scoperto di avere una specie di superpotere. “La mia memoria a breve termine, dal giorno dell’incidente in poi, era più vivida: mi bastava leggere un testo per ricordarlo meglio e più a lungo di quanto avessi mai fatto prima”, spiega il dottore, che nel frattempo – tra una cosa e l’altra – ha anche ricominciato a studiare.

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