noi, destinati a difendere gli studenti dal Ministero

Caro direttore,
il Governo Draghi potrebbe riuscire a riformare la giustizia, a semplificare la burocrazia, a rendere “verde” l’Ilva di Taranto. Forse perfino a far aumentare la ragionevolezza dei nostri politici. Su un punto sicuramente fallirà: raddrizzare la scuola superiore italiana.

Probabilmente è meglio così.

Chi sarebbe in grado di comprendere una seria riforma (ammesso che questo ministro dell’Istruzione sappia impostarla)?

Il personale scolastico, che costituisce la vera ragione di vita degli istituti superiori di secondo grado, è focalizzato quasi esclusivamente sul mantenimento del proprio posto di lavoro, possibilmente vicino a casa. Se nelle forme lo status quo viene mantenuto, il contenuto dell’insegnamento diventa irrilevante. Chi si preoccupa più se il tempo per fare lezione è ridotto? C’è da mandare avanti il progetto contro il bullismo! E i Pcto? Vuoi non spendere almeno dieci ore su una “interessantissima” iniziativa paracadutata grazie a qualche zelante ufficio scolastico? Ora poi abbiamo la grande e osannata novità dell’educazione civica (già: perché i grandi del passato che potremmo affrontare in classe – se ne avessimo il tempo – furono tutti cittadini esemplari…).

Esistono alunni che hanno pregato in questo modo il proprio insegnante: “Basta bullismo! Oggi facciamo grammatica italiana, per favore!”.

Ma, ripetiamolo, tutto questo è irrilevante. L’unico vero problema è “la sindrome dei 600”: cercare di evitare che un istituto superiore vada sotto questa soglia di iscritti, perdendo così la propria (piccola) autonomia. O comunque non dover rinunciare a troppi alunni, per evitare che i docenti e i lavoratori del personale Ata debbano spostarsi di qualche chilometro.

Quando i sindacati si fanno sentire, è proprio su questo fondamentalissimo punto che alzano la propria voce: la garanzia del posto di lavoro sotto casa.

Ma i genitori capirebbero una riforma della scuola? Ecco: questo è il punto più impressionante della vicenda. L’anno e mezzo che abbiamo trascorso ha sottolineato ancora più di prima che l’unico scopo che hanno i genitori è quello di far andare avanti senza problemi i propri figli. I giovani devono poter socializzare, fare progetti anti-bullismo, Pcto, educazione civica, prendere un bel diploma… consentendo nel frattempo a padri e madri di andare al lavoro o magari di avere del tempo libero per dedicarsi ai propri progetti (anti-bullismo?). Il tutto possibilmente senza che l’istituto che il proprio pargoletto frequenta perda iscrizioni: non vorrete mica che sia costretto a fare qualche chilometro in più a causa della mancata formazione di una classe…

Anche in questo caso il contenuto dell’insegnamento è totalmente irrilevante. Va da sé che le valutazioni dovranno essere almeno sufficienti, se non discrete. Tutti i genitori si arrabbierebbero se il figlio prendesse 5 per aver detto che Dante è vissuto nel Quattrocento. Ma quanti protesterebbero perché è un voto troppo alto?

E l’opinione pubblica? I mass media? Regna la quasi totale incapacità di comprendere il mondo della scuola.

Si fantastica continuamente dei più diversi contenuti da far studiare e delle più disparate competenze da far acquisire: in questi giorni il presidente della Toscana, Eugenio Giani, tifa per l’introduzione della storia locale; un lettore del Corriere recentemente ha spedito al quotidiano una lettera in cui chiedeva di introdurre “la cultura della sicurezza”; ricordiamo tutti con nostalgia quel personaggio televisivo che proponeva di presentare la figura di Gaber nelle nostre classi. Tutto meritorio (soprattutto Gaber), ma di quale scuola stiamo parlando? Spesso se un docente fa ascoltare una canzone, altri tre o quattro devono smettere di parlare perché le aule non riescono a isolare i suoni… In ogni caso: saltuariamente si può anche far ascoltare un brano del grande Giorgio, far riflettere sulla “cultura della sicurezza”, eccetera, ma non ci siamo già persi uno studio serio di Dante, Michelangelo, Einstein?

Di sicuro ci siamo persi la lingua italiana. Il 17 giugno scorso ho cercato di accedere al servizio di firma elettronica avanzata. Questo servizio è fornito dal mio ministero, il glorioso ministero dell’Istruzione. L’apposizione della firma elettronica non è andata a buon fine. Il punto è che mi è arrivata la seguente comunicazione (generata automaticamente): “C’è stato un’errore nel salvataggio della firma elettronica”. Ripeto: il ministero dell’Istruzione mi fa sapere che “C’è stato un’errore”! “Un’errore”…

Riforma della scuola? Ma di cosa stiamo parlando?

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