L’autunno caldo della Bce e la lezione del 2003

Quale sarà il nuovo obiettivo inflazionistico che la Bce annunzierà dopo l’estate? La Banca dei regolamenti internazionali ci dice che, specie in questa fase post-pandemica, la revisione delle strategie monetarie è un passaggio delicato. Soprattutto per Francoforte, essendo un tema che può alimentare la contrapposizione già in atto tra falchi e colombe.

La presidentessa della Bce Christine Lagarde ha annunziato per l’autunno il varo della nuova strategia di politica monetaria. Tra i punti di novità è facile prevedere una revisione dell’obiettivo numerico relativo alla stabilità monetaria, che oggi coincide con un tasso di inflazione che deve essere inferiore, ma vicino, al 2 per cento. Tale definizione quantitativa, citando le ultime Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, «è difficile da interpretare e viene a volte fraintesa». Ne consegue che «un obiettivo numerico pari al 2%, con una valutazione simmetrica degli scostamenti verso l’alto e verso il basso, sarebbe più chiaro e rafforzerebbe l’ancoraggio delle aspettative».

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Le parole di Visco sono importanti per due ragioni: ricordano come l’esplicitazione di un obiettivo inflazionistico sia la chiave di volta della politica monetaria, come strumento per indirizzare le aspettative; prospettano una possibile nuova formulazione di tale obiettivo. L’importanza del legame tra obiettivo inflazionistico e gestione delle aspettative è un tema su cui falchi e colombe possono in generale concordare. Ma il discorso cambia quando ci si interroga sulla formulazione quantitativa di tale obiettivo.

Può allora essere utile ricordare l’esperienza storica della Banca centrale europea. Guardiamo l’arco temporale che va da dal gennaio del 1999 – nasce la Bce – al maggio 2003, che è il mese in cui la banca centrale decise di rivedere il suo obiettivo inflazionistico. Fino a quel momento l’obiettivo numerico era quello di un tasso di inflazione inferiore al 2 per cento. Quali erano state le corrispondenti performance inflazionistiche? Se guardiamo l’andamento dell’inflazione annua nei 53 mesi del periodo sotto osservazione, scopriamo che il suo valore medio era stato pari all’1,97 per cento. Se poi esaminiamo anche gli scostamenti mensili, vediamo che in 20 mesi su 53 – il 37% dei casi – la crescita dei prezzi al consumo era stata sotto il 2 per cento. Ma soprattutto, scopriamo che le aspettative di inflazione hanno sempre oscillato tra l’1,7 e l’1,9 per cento. L’ultimo dato supportava la tesi che il target aveva funzionato. Ciò nonostante, la Bce decise di riformulare l’obiettivo, aggiungendovi il «ma vicino» al 2 per cento.

Perché? La Bce aveva due messaggi da lanciare.