Card. Angelo Becciu a giudizio/ Scandalo Vaticano: “Peculato e abuso d’ufficio”

Il cardinale Angelo Becciu è stato inserito nel poco invidiabile novero dei dieci soggetti, laici e religiosi, che il Vaticano ha deciso di mandare a processo il prossimo 27 luglio per quanto concerne le inchieste partite dal palazzo di Sloane Avenue a Londra. Lo riferisce l’agenzia Adnkronos, che spiega anche come siano state rinviate a giudizio anche quattro società, di cui una riconducibile alla ‘dama del Cardinale’, l’imprenditrice cagliaritana Cecilia Marogna, e tre all’ex gestore delle finanze vaticane Enrico Crasso.

La Santa Sede ha rilasciato una nota ufficiale relativa a tali provvedimenti, nella quale afferma che il presidente del Tribunale Vaticano ha disposto la citazione a giudizio degli imputati nell’ambito della vicenda legata agli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra. Nel testo si dice inoltre che la richiesta di citazione a giudizio è stata presentata nei giorni scorsi dall’ufficio del Promotore di Giustizia e riguarda personale ecclesiastico e laico della Segreteria di Stato e figure apicali dell’allora Autorità di Informazione Finanziaria, nonché personaggi esterni, attivi nel mondo della finanza internazionale.

CARDINALE ANGELO BECCIU RINVIATO A GIUDIZIO

Da Roma chiariscono inoltre che sono emersi elementi anche a carico del cardinale Giovanni Angelo Becciu, nei cui confronti si procede, come normativamente previsto per i reati di peculato e abuso d’ufficio anche in concorso, nonché di subornazione. Glii altri rinviati a giudizio sono l’ex presidente dell’Aif, René Brülhart, monsignor Mauro Carlino, ex segretario di Becciu, l’ex gestore delle finanze vaticane Enrico Crasso, l’ex direttore dell’Aif, Tommaso Di Ruzza, l’imprenditrice cagliaritana nota come la ‘dama di Becciu’ Cecilia Marogna, il rider Raffaele Mincione, l’avvocato Nicola Squillace, l’ex funzionario laico della Segreteria di Stato Fabrizio Tirabassi e il banker molisano Gianluigi Torzi.

“Le indagini, avviate nel luglio 2019 su denuncia dell’Istituto per le Opere di Religione e dell’Ufficio del Revisore Generale, hanno visto piena sinergia tra l’Ufficio del Promotore e la sezione di Polizia giudiziaria del Corpo della Gendarmeria – ha concluso il Vaticano –. Le attività istruttorie sono state compiute altresì in stretta e proficua collaborazione con la Procura di Roma e il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – Gicef della Guardia di Finanza di Roma. Apprezzabile anche la cooperazione con le Procure di Milano, Bari, Trento, Cagliari e Sassari e le rispettive sezioni di polizia giudiziaria”.

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