Uno standard globale per gli investimenti verdi: si può fare

Peraltro, senza una vera tassonomia globale, i mercati potrebbero diventare frammentati, bloccando la crescita dei finanziamenti per gli obiettivi climatici ed ambientali. Ad esempio, allo stato attuale i costi per la certificazione di green bonds rispetto ad una pletora di standard internazionali possono arrivare ad incidere fino allo 0,2% del prezzo di emissione. Questo crea una massiccia inefficienza del mercato, rendendo il costo degli investimenti verdi più alto rispetto a quelli tradizionali.

In questa prospettiva, la piattaforma internazionale per la finanza sostenibile (IPSF, un forum inter-governativo di alto livello per la discussione di temi ambientali) ha avviato un gruppo di lavoro dedicato alle tassonomie verdi co-presieduto da Cina e UE. Gli obiettivi del gruppo sono quelli di confrontare in modo completo le tassonomie esistenti per gli investimenti sostenibili sviluppati da autorità pubbliche dei paesi membri, identificando punti in comune e differenze nei rispettivi approcci, criteri e risultati.

Entro giugno 2021 l’IPSF dovrebbe pubblicare un’analisi sistemica (Common Ground Taxonomy, CGT) che mostrerà i punti in comune tra le tassonomie esistenti a livello globale. Questa CGT, negli auspici, dovrebbe costituire un punto di riferimento comune unico per la definizione di investimenti sostenibili nelle giurisdizioni IPSF pertinenti, contribuendo a ridurre i costi di transazione ed agevolando i flussi transfrontalieri di capitale verde.

Nonostante questi apprezzabili progressi, il percorso verso uno standard veramente globale resta tortuoso, vista l’enormità degli interessi economici in gioco.

A livello teorico, molti analisti sostengono che una tassonomia rigida potrebbe frenare la crescita di tecnologie verdi innovative e diversificate. Tassonomie con definizioni troppo rigide possono limitare l’accesso ai finanziamenti e rallentare la transizione energetica. Una tassonomia definisce infatti le attività sostenibili esaminando ogni singola tecnologia in vari settori e può avere difficoltà a catturare la diversa gestione della stessa tipologia di attività in economie fortemente eterogenee, caratterizzate da dotazioni asimmetriche di capitale naturale (ad es. la scarsità d’acqua). Secondo questa corrente di pensiero, ci sarebbe il rischio di effetti dannosi se industria e governi cercassero di affrontare problemi complessi attraverso la lente unica della tassonomia globale.