PIERDANTE PICCIONI, STORIA VERA DOC NELLE TUE MANI/ L’amnesia e la sua “seconda vita”

L’incidente di cui Pierdante Piccioni è rimasto vittima nel 2012, precisamente il 31 marzo, ha cancellato i ricordi dei suoi ultimi dodici anni di vita. È come se il medico fosse stato riportato indietro nel tempo, nello specifico al 25 ottobre 2001. Tra una data e l’altra, il vuoto più assoluto. Si potrebbe pensare che l’amnesia abbia rappresentato per lui quasi una tragedia; in realtà, però, sotto certi aspetti, si è rivelata una grande opportunità. Più che un risveglio, infatti, si è trattato di una rinascita: Pierdante Piccioni ha fatto tesoro di questa esperienza, riscoprendosi “sceneggiatore, scrittore, ma soprattutto un medico e una persona migliore”. La sua vita attuale è una vita che non avrebbe mai vissuto, se tutto fosse andato liscio. Dal suo risveglio in poi, la sua vita ha preso una piega inaspettata, ma di certo entusiasmante. Basti pensare che dalla sua storia è stata tratta anche una serie tv, Doc Nelle tue mani, con Luca Argentero nei panni di un dottore costretto ad affrontare un avvicendamento simile al suo. (agg. di Rossella Pastore)

Chi è Pierdante Piccioni, la storia vera che ha ispirato “Doc Nelle tue mani”

Pierdante Piccioni è il medico che ha ispirato la fiction di successo “Doc Nelle tue mani“. La sua storia di vita ha ispirato prima dei libri e poi una fiction di successo come “Doc nelle tue mani” con protagonista Luca Argentero. La vita di Pierdante cambia nel 2001 quando, in seguito ad un incidente stradale sulla tangenziale di Pavia, finisce in coma. Trascorrono 12 lunghi anni e poi il risveglio. Il primario del pronto Soccorso di Lodi viene trasportato in ospedale in coma e dopo dodici anni si sveglia credendo che fosse 25 ottobre 2001.

Un risveglio traumatico visto che Pierdante crede di aver quarant’anni, che i suoi figli fossero ancora dei bambini quando oramai erano diventati grandi. Intervistato da Fanpage ha ricordato un preciso momento quando, risvegliatosi dal coma, decide di incontrare i figli. “Quando mi hanno detto: “Vuoi vedere i tuoi figli?”, ho pensato: “Questi sono matti, fanno vedere a due bambini piccoli il papà col catetere?”. E poi sono entrati due giganti con la barba. Ho detto: “Si saranno sbagliati, saranno i figli di qualcun altro. Non sono i miei bambini”. Non è che io lo facessi apposta, ma non sapevo chi fossero. Temevo anche che i miei bambini fossero morti nell’incidente e non volessero dirmelo”.

Pierdante Piccioni e la storia: “dopo l’incidente non ho recuperato niente”

Pierdante Piccioni quando si è risvegliato, dopo 12 anni di coma, non è riuscito a recuperare i ricordi della sua vita. Un risveglio traumatico quello del medico che ha raccontato: “purtroppo dopo l’incidente, sono saltate fuori delle lesioni in varie aree del cervello, dovute al trauma, che probabilmente sono connesse alla memoria a lungo termine. Attraverso fotografie e racconti ho recuperato la memoria che gli altri hanno di me. Ma sono i ricordi degli altri. Il problema sono le emozioni”.

In particolare il dottore parlando dei ricordi che ha perduto non nasconde che vorrebbe recuperarli tutti; in particolare però Piccioni ha confessato “mi piacerebbe sapere che papà sono stato”. Non solo, una volta uscito dalla rianimazione la terribile scoperta di aver perso la mamma. “Come mai i miei genitori non sono ancora venuti a trovarmi?”. Ho visto un po’ di perplessità, poi mia moglie mi ha detto: “Tua mamma è morta tre anni fa”. Ho risposto: “Ma sei impazzita?” – ha raccontato il dottore a Fanpage.it che ha aggiunto – “per me non solo era viva, ma come tutte le mamme era colei che comandava la famiglia. Ecco, io non ricordo più cosa ho provato quando è morta mia madre. Chi me lo restituisce?”. Questa terribile esperienza, 12 anni di buco, hanno però permesso a Piccioni di imparare qualcosa di importante sulla vita: “a trasformare la rabbia in risorsa e a capire che la comunicazione è tutto. L’empatia, saper ascoltare, è la cosa più importante. Essere stato ed essere tuttora un paziente, ha cambiato completamente il mio modo di fare il medico”.

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