Ilaria Capua “Covid fuggito da laboratorio? Già successo”/ “Ora bisogna intervenire”

Ilaria Capua non esclude l’ipotesi che l’origine della pandemia Covid sia dovuta alla “fuga” del coronavirus dal laboratorio di Wuhan. «Le fughe di laboratorio di virus patogeni si sono verificate da quando esistono i laboratori. Hanno riguardato molti virus umani ed animali», scrive in un approfondimento per il Corriere della Sera. La virologa cita il caso di vaiolo nel 1978 in Inghilterra, nonostante fosse stato eradicato dieci anni prima e quindi si riteneva che fosse un problema risolto. «Janet Parker, una fotografa biomedica di Birmingham, lavorava al piano di sotto del laboratorio nel quale si mantenevano ceppi di vaiolo, si infettò, contagiò alcune altre persone e morì». Ilaria Capua spiega che l’ipotesi è che il virus del vaiolo fosse entrato nelle condotte di aerazione, ma non fu dimostrato. Il direttore del laboratorio poi si suicidò. Un anno prima ci fu la cosiddetta “influenza russa”, che risultò essere frutto della manipolazione di un virus in laboratorio per la produzione di un vaccino vivo attenuato.

ILARIA CAPUA SUGLI ESPERIMENTI GAIN-OF-FUNCTION

In tempi recenti c’è stato il caso del virus influenzale H2N2. Nel 2005 furono distribuite dai Cdc americani 6mila confezioni di reagenti contenenti il virus che non era stato propriamente inattivato, quindi poteva innescare una pandemia, ma fortunatamente non ci furono conseguenze. Nel Regno Unito un’epidemia di portata minore sarebbe stata causata da un virus sfuggito alle misure di biosicurezza di laboratorio. Dunque, Ilaria Capua così evidenzia che non esiste il rischio zero. «Le fughe di laboratorio accadono sia con virus naturali che con virus modificati in laboratorio». Questo è anche uno dei motivi per i quali i ceppi virali dei virus eradicati sono stati distrutti. Quindi, nel suo editoriale per il Corriere della Sera sposta l’attenzione sugli esperimenti gain-of-function (GOF), di manipolazione di laboratorio che fanno acquisire ad un virus naturale alcune caratteristiche. Nel 2012 ci fu un grande dibattito sugli studi condotti in Usa, Giappone e Paesi Bassi sull’aviaria H5N1, tanto che qualcuno proposte la sospensione in quanto troppo rischiosi. «Ne seguì una moratoria che oggi è decaduta e quindi sostanzialmente gli scienziati sono liberi di fare queste ricerche se approvate dalle autorità competenti». Ma è un problema che ora va affrontato per evitare nuove pandemie, «coinvolgendo nel dibattito non solo scienziati ma un arcobaleno di prospettive che vanno dall’etica, al rischio bioterroristico, alle inevitabili fughe di laboratori, oltre alla sacrosanta libertà di ricerca».

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