Contro la pandemia mancano ancora politiche cooperative

La Cina, che è uscita per prima dal blocco produttivo determinato dalla pandemia, ha già una economia in piena crescita trainata sia dalle esportazioni sia dalla domanda interna.

L’Europa è indietro, sia a causa del ritardo nel contrasto alla pandemia, sia perché ancora una volta lo stimolo fiscale, seppur notevole, è più lento ad attuarsi ed è ancora sostanzialmente sorretto a livello nazionale dall’indebitamento reso sostenibile dalla politica monetaria della Bce.

Gli interrogativi riguardano la solidità di questa ripresa attesa nei vari Paesi, guidata e sostenuta da una esplosione di debito pubblico e privato a livello globale, la cui sostenibilità dipende dal continuo sostegno monetario delle banche centrali e si basa sulla scommessa che questo sostegno non determinerà inflazione e, con essa, un rialzo dei tassi di interesse.

L’esito della scommessa dipende sia da fattori di breve periodo sia da tendenze di più lungo termine. Nel breve periodo conteranno, da una parte, la rapidità con cui la grande liquidità immessa nelle economie si tradurrà in domanda effettiva di beni e servizi e il risparmio verrà riassorbito da domanda di beni capitali e, dall’altra, la capacità di risposta all’aumento della domanda da parte dell’offerta, cioè da parte delle imprese nei vari settori produttivi e delle catene produttive globali.

Tuttavia, l’opinione circa l’assenza di un pericolo d’inflazione e la convinzione che il pericolo maggiore rimanga quello opposto, cioè quello della deflazione, si fondano sull’idea che il mondo continui sostanzialmente a funzionare come nei passati decenni. Ciò è possibile, ma solo a determinate condizioni.