Recovery e governance, italia agli sgoccioli

Non c’è tempo. Occorre inviare a Bruxelles, entro la fine di aprile, un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che preveda le riforme da fare e gli investimenti da promuovere con i fondi assegnateci da Next Generation-Eu (Ng-Eu). Ma, soprattutto, occorre indicare la governance del Pnrr. Poiché la composizione di quest’ultima è stata all’origine dell’attuale crisi di governo, vale la pena domandarsi se c’è una soluzione al problema da essa sollevato. Procedo a punti.

Primo. Il sistema di governo italiano è arrivato impreparato alla sfida pandemica. Quest’ultima ha dimostrato due debolezze istituzionali di quel sistema. La ridondanza del bicameralismo parlamentare e la confusione dei rapporti tra Stato e Regioni. Per quanto riguarda la prima debolezza, il bicameralismo indifferenziato non poteva seguire i tempi dell’emergenza. Come ha fatto notare Sabino Cassese, il Parlamento ha finito per funzionare a camere alternate (una decisione presa da una camera è stata confermata senza discussione dall’altra camera), rendendo confuso il controllo legislativo dell’esecutivo. L’emergenza ha rafforzato ovunque il potere esecutivo, ma ciò non ha condotto ad una ridondanza del potere legislativo là dove quest’ultimo è rappresentato da un’unica camera con funzioni politiche (come in Germania e in Francia).

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Per quanto riguarda la seconda debolezza, la confusione tra i poteri assegnati allo Stato e alle Regioni ha alimentato un conflitto permanente, tra i due livelli di governo, circa la gestione della pandemia. Non poteva essere diversamente, visto che non abbiamo un organo costituzionale per istituzionalizzare la corresponsabilità dei governi regionali nell’elaborazione della politica nazionale. E non disponiamo neppure di una norma costituzionale per rendere possibile il ricorso all’interesse nazionale in casi di emergenza.

Anche altri Paesi hanno registrato tensioni tra governo centrale e Regioni, ma quelle tensioni hanno potuto ricomporsi o nel centro nazionale (in Francia) o nel Senato di rappresentanza dei governi territoriali (in Germania). Da noi, invece, hanno alimentato l’instabilità.

Secondo. Anche il sistema partitico italiano si è rivelato inadeguato ad affrontare la sfida pandemica. La continua revisione delle leggi elettorali nazionali, gli impatti della crisi finanziaria e migratoria del decennio scorso, l’esplosione del populismo avevano condotto, nelle elezioni del 2018, ad una rappresentanza parlamentare frammentata eppure divisa sulla fondamentale relazione con l’Europa. Se il governo antieuropeo del 2018 aveva condotto il Paese in un vicolo cieco, il governo pro europeo del 2019 aveva riportato il Paese nella maggioranza europea, un rientro cruciale per avviare la risposta sovranazionale (con Ng-Eu) alla crisi pandemica. Per affrontare quest’ultima, la frattura sull’Europa ha continuato a costituire l’unico discrimine per ordinare il disordine parlamentare. Però, mentre la Germania e la Francia hanno affrontato la pandemia con maggioranze europeiste chiare, l’Italia ha dovuto affrontarla con una maggioranza internamente frammentata.